Lo scorso 7 novembre l’Europa ha celebrato la Giornata Europea del Radon, un appuntamento annuale dedicato a sensibilizzare cittadini e imprese sui rischi di un nemico invisibile. La data, non a caso, coincide con l’anniversario della nascita di Marie Curie, scelta simbolicamente per richiamare l’attenzione su questo gas radioattivo naturale che spesso passa inosservato. L’evento ha visto istituzioni, esperti e associazioni impegnati nel ricordare quanto il radon minacci la salute pubblica e nell’esortare all’azione preventiva per ridurre l’esposizione a questo gas.
La Giornata Europea del Radon ha coinvolto tutta Europa con seminari scientifici, open day nei laboratori, campagne informative nelle scuole e iniziative degli enti locali volte a informare sui pericoli di questo gas. In Italia, ad esempio, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha organizzato incontri e attività didattiche con centinaia di studenti delle scuole superiori per avvicinare i giovani al tema della radioattività naturale e far conoscere i rischi del radon. Attraverso questi eventi, gli esperti hanno ribadito alcuni messaggi chiave: l’importanza di misurare la concentrazione di radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro, intervenire con bonifiche dove necessario e sostenere le politiche pubbliche per ridurre i tumori polmonari correlati.
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Radon: cos’è e perché fa male
Il radon è un gas nobile radioattivo di origine naturale, sprigionato dal decadimento dell’uranio presente nel suolo e nelle rocce. Essendo invisibile, incolore e inodore, può accumularsi in ambienti chiusi senza che ce ne accorgiamo. Le concentrazioni più elevate si riscontrano tipicamente nei locali a diretto contatto con il terreno – come cantine, seminterrati e piani terra – specialmente se poco ventilati. All’aperto il gas si disperde innocuamente, ma all’interno può raggiungere livelli tali da rappresentare un serio rischio per la salute.
Una volta inalato, il radon (e soprattutto i prodotti radioattivi del suo decadimento) può danneggiare i tessuti polmonari, aumentando significativamente il rischio di tumore al polmone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica il radon come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1 IARC) e lo indica come la seconda principale causa di cancro ai polmoni dopo il fumo di tabacco.
In Europa si stima che il radon sia responsabile di circa 20 mila decessi l’anno per carcinoma polmonare (circa il 9% del totale dei tumori polmonari). In Italia, i dati dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che approssimativamente il 10% dei 31 mila casi annui di tumore ai polmoni è attribuibile all’esposizione al radon – un intervallo stimato tra 1.000 e 5.500 nuovi casi di cancro polmonare ogni anno nel nostro Paese. Si tratta dunque di un problema di sanità pubblica rilevante, spesso sottovalutato perché il radon non si vede né si sente.
Normativa: dai limiti Euratom al D.Lgs. 101/2020
L’allarme radon non è solo scientifico ma anche normativo. L’Unione Europea, con la Direttiva 2013/59/Euratom, ha imposto agli Stati membri di fissare un livello di riferimento per il radon indoor (in aria) non superiore a 300 Bq/m³ e di adottare un Piano d’Azione Nazionale per il Radon. In attuazione di questa direttiva, in Italia è stato emanato il D.Lgs. 101/2020 (recepimento della Direttiva Euratom 2013/59, successivamente integrato dal D.Lgs. 203/2022), che rappresenta una svolta nella gestione del rischio radon: per la prima volta la legge include esplicitamente anche le abitazioni private tra gli ambienti da monitorare, andando oltre i soli luoghi di lavoro.
Il decreto stabilisce valori soglia chiari: 300 Bq/m³ come concentrazione media annua massima accettabile di radon per tutti gli edifici esistenti (abitazioni e luoghi di lavoro), e un livello più restrittivo di 200 Bq/m³ per le nuove costruzioni a partire dal 2025. In pratica, se le misurazioni rilevano concentrazioni superiori a tali valori, diventa obbligatorio intraprendere azioni di risanamento per ridurre il gas sotto la soglia di riferimento. Queste norme chiamano in causa non solo i datori di lavoro e i proprietari di edifici pubblici, ma anche i privati cittadini: chi vive in zone a rischio (ad esempio in case a piano terra o seminterrate) è incoraggiato a verificare i livelli di radon nella propria abitazione per tutelare la salute familiare.
Misurazione del gas radon e bonifiche: come proteggersi
Oltre all’informazione, la ricorrenza del 7 novembre vuole spronare ad azioni concrete per diminuire il rischio radon. Ecco le principali misure che cittadini, enti e aziende possono adottare per proteggersi da questo gas:
Misurazione del gas radon: l’unico modo per sapere se la propria casa, scuola o ufficio è sicura è effettuare una misurazione professionale della concentrazione di radon. Questo test va condotto da tecnici qualificati, idealmente su un periodo lungo (diversi mesi fino a un anno) per ottenere un dato medio annuale affidabile. I rilevatori vengono posizionati nei locali più a rischio (ambienti interrati o a piano terra) e, una volta analizzati in laboratorio, forniscono il livello di radon presente. Le misurazioni “fai da te” non hanno valore legale – è fondamentale rivolgersi a laboratori accreditati che rispettino i protocolli ufficiali.
Bonifica e mitigazione: se i risultati mostrano valori superiori al livello di riferimento normativo (300 Bq/m³, oppure 200 Bq/m³ per edifici di nuova costruzione), occorre intervenire per bonificare gli ambienti. Si parte con una diagnosi tecnica per individuare le vie d’ingresso del gas (crepe nei pavimenti, giunti strutturali, passaggi degli impianti, ecc.). In seguito si applicano soluzioni correttive: la più efficace è la depressurizzazione del suolo sotto l’edificio, che aspira e disperde il radon dal terreno prima che entri negli ambienti. Altri interventi possibili includono la sigillatura di fessure nella struttura e l’installazione di sistemi di ventilazione forzata, così da ridurre la concentrazione ben al di sotto della soglia di sicurezza. Dopo ogni bonifica, va sempre eseguita una nuova misurazione per verificare il rientro dei livelli entro i limiti stabiliti.
Monitoraggio nel tempo: il radon può variare con il tempo, quindi è buona norma mantenere un monitoraggio periodico anche dopo eventuali interventi. Modifiche all’edificio (come lavori di efficientamento energetico) o cambiamenti nel terreno circostante potrebbero far aumentare nuovamente i livelli di radon. Eseguire controlli ogni qualche anno – specialmente in aree note per maggior presenza di radon – assicura di individuare tempestivamente eventuali nuove infiltrazioni e proteggere la qualità dell’aria indoor nel lungo periodo.
La Giornata Europea del Radon ci ha ricordato che difendersi da questo pericolo invisibile è possibile, purché si agisca con consapevolezza e strumenti adeguati.



